Il COACHING PER I MOMENTI DI CRISI PROFESSIONALE
La crisi professionale segna una discontinuità. Il coaching diventa allora uno spazio di analisi e riposizionamento, dove la riflessione si traduce in nuove scelte operative:
A career transition produces feelings of disorientation, alters the perception of self- and demands changes in previously established career-direction assumptions and behaviours.” — da “The career transition experience” (ERIC Document – U.S. Education Resources Information Center)
Conosco bene il clima che le persone vivono nei momenti di crisi dell’azienda. Ho osservato da vicino l’impatto che una situazione critica può avere su decine, anzi centinaia di persone: assemblee tese, dipendenti che si chiedevano se sarebbero stati pagati, manager divisi tra l’urgenza di salvare il salvabile e il timore di fallire . In questi trent’anni ho visto reazioni di ogni tipo: persone preoccupate per un futuro incerto, a volte rabbiose, altre rassegnate, spesso consapevoli che la loro vita professionale e personale sarebbe stata inevitabilmente segnata. Alcuni si sono rialzati più forti, altri hanno faticato a ritrovare un senso e una direzione.
Tuttavia, con il tempo ho compreso che non sono solo le aziende in difficoltà a generare incertezza e malessere. Anche in realtà apparentemente stabili, capita che carriere promettenti finiscano in un cono d’ombra: la visibilità diminuisce, le prospettive di avanzamento svaniscono e ci si sente bloccati, quasi invisibili. In questi casi la crisi è professionale ma anche individuale e non collettiva sebbene non ci sia l’imminente paura del licenziamento (il c.d.” Foglo“, acronimo di “Fear Of Getting Laid Off”), subentra un profondo senso di smarrimento, impotenza e, a volte, persino panico.
Paradossalmente, questa seconda situazione può rivelarsi persino più complessa da gestire della prima. Quando si è travolti da una crisi aziendale, ci si sente vittime di circostanze esterne, e in qualche modo questo ci “assolve”. Quando invece è la propria carriera a entrare in crisi professionale, tendiamo a percepirci come responsabili, se non addirittura colpevoli, di ciò che sta accadendo. La frustrazione cresce perché il problema non è visibile a tutti: agli occhi degli altri “va tutto bene”, ma dentro di noi sappiamo che qualcosa si è inceppato.

Le reazioni più comuni alla crisi aziendale o professionale
Le risposte a queste situazioni variano enormemente dall’attivismo sfrenato alla rassegnazione più cupa: c’è chi inizia a inviare curriculum in ogni direzione, sperando in una via d’uscita immediata; chi si chiude in uno stato di preoccupazione costante; chi cade in una leggera depressione; chi adotta un approccio attendista (“vediamo cosa succede”); chi protesta apertamente o cerca il confronto con i superiori; chi si affida alle risorse umane nella speranza di un supporto.
Sono pochi, però, coloro che riescono a vedere nella crisi professionale un’opportunità di crescita—spesso faticosa, ma in grado di spingerci un passo avanti, verso una versione più matura e consapevole di noi stessi.
La carriera perfetta? Quasi mai esiste https://www.ettoredelborrello.it/il-primo-lavoro/
Nella mia esperienza, ho incontrato ben poche persone la cui carriera sia stata un percorso lineare e in costante ascesa dall’assunzione al vertice aziendale. Anche in contesti strutturati come le multinazionali, dove alcuni manager sembrano sempre vincenti, brillanti e ammirati da tutti, spesso questa immagine è solo una costruzione parziale—frutto di autopromozione o percezione collettiva.

La verità è che la maggior parte di noi, me compreso, ha avuto bisogno di “cadere” per ritrovare le risorse interiori necessarie a rialzarsi e crescere ulteriormente.
Come attingere alle proprie risorse interiori nei momenti difficili e di crisi ?
Ma quali sono queste risorse, e come possiamo trovarle? Senza cadere in semplificazioni, ecco alcuni spunti tratti dalla mia esperienza:
1. Comprendere sé stessi, qui e ora
È fondamentale rileggere la propria storia professionale con onestà: i desideri originari, le fedeltà e i tradimenti a quelle aspirazioni, le esperienze passate—soprattutto quelle più gratificanti. Richiede un lavoro introspettivo autentico, libero dalle narrazioni che ci creiamo o dai modelli altrui che inconsciamente seguiamo.
2. Avere fiducia in sé stessi e nelle proprie intuizioni e sentimenti
Dopo un’analisi rigorosa del proprio percorso, è importante dare valore anche a ciò che sentiamo di volere, senza censurarci perché troppo “astratto” o irrealistico. Bisogna avere coraggio di ascoltare le proprie idee più originali, e porsi prima la domanda: “che tipo di persona voglio essere?” invece di “cosa posso o voglio fare?”.

3. Avere fiducia negli altri e sapersi aprire
Non tutti, ma molte persone sono disposte ad ascoltare e aiutare. Spesso hanno vissuto esperienze simili e sanno comprendere più di quanto immaginiamo. Aprirsi con onestà e coraggio—agli amici, ai colleghi, a coach o mentor —per confrontarsi e ricevere punti di vista esterni è cruciale nella pianificazione del futuro.
4. Investire in formazione e studio
È essenziale distinguere tra offerte formative superficiali e percorsi di crescita seri e allineati con ciò che si desidera diventare. La formazione—quella giusta—può aprire porte inaspettate e restituire slancio e motivazione.
5. Trovare un atteggiamento positivo e benevolo verso sé stessi
Imparare a sorridere ( e magari cantare) delle difficoltà, essere indulgenti con sé stessi e con gli imprevisti della vita non è ingenuo: è un must per uscire dalle secche. Esistono tecniche ed esercizi per gestire l’ansia e gli stati d’animo negativi—praticarli può fare la differenza.
6. Avere il coraggio di agire… o di aspettare consapevolmente
Il coraggio è la qualità che precede tutte le altre. Senza di esso, anche le risorse migliori rischiano di rimanere inutilizzate. A volte agire è la scelta giusta, altre volte lo è attendere—ma deve essere una decisione presa con piena consapevolezza.
Un percorso di Mentor coaching per affrontare una crisi professionale
I momenti di crisi professionale sono spesso interpretati come fallimenti. In realtà, possono trasformarsi in preziose occasioni di ripensamento e riprogettazione di sé. Richiedono introspezione, coraggio e apertura verso gli altri—ma è proprio in queste fasi che possiamo scoprire nuove direzioni e ritrovare un autentico slancio verso il futuro.

Il percorso di auto-riflessione e di ricerca che ho descritto, sebbene profondamente personale, non deve necessariamente essere affrontato in solitudine. Anzi, uno degli errori più comuni è proprio quello di chiudersi in se stessi, ruminando in circolo sulle stesse idee. È qui che può rivelarsi prezioso affiancare al proprio lavoro interiore un supporto strutturato esterno.
In questo senso, un percorso di mentor coaching si propone non come una soluzione magica, ma come un metodo pragmatico per dare forma e concretezza a quel processo di esplorazione. A differenza di un consulente che dice “cosa fare”, un mentor coach funge da specchio obiettivo e da facilitatore. Attraverso domande mirate e un ascolto privo di giudizio, aiuta a :
- Fare chiarezza: Riflettere e fare districare la matassa dei pensieri, delle paure e delle aspirazioni per identificare i veri valori e i reali obiettivi personali, al di là delle aspettative sociali o dei percorsi predefiniti.
- – Sfidare le narrazioni limitanti: Mettere in discussione quelle storie che ci raccontiamo (“sono troppo vecchio per cambiare”, “non ho le competenze”, “è colpa del mercato”) e che ci bloccano.
- – Elaborare un piano d’azione realistico: Tradurre l’introspezione in azioni tangibili e misurabili, con step concreti e una accountability che ci aiuti a mantenere la rotta.
- – Sviluppare resilienza e un mindset proattivo: Fornire strumenti per gestire l’incertezza e trasformare lo stallo da un periodo di attesa passiva a un periodo di preparazione attiva per la prossima fase.
Considerare il mentor coaching non significa ammettere una sconfitta, ma piuttosto riconoscere la complessità di una transizione di carriera e decidere di investire strategicamente su se stessi, proprio come si farebbe per acquisire una nuova competenza tecnica. È un investimento per dare struttura al caos e ritrovare agency sulla propria traiettoria professionale.
Se ti và scrivimi e se pensi che un confronto strutturato possa esserti d’aiuto, sono a disposizione per una prima chiacchierata esplorativa, senza impegno
